Persa nei giardini dell’Alcazar

2013-09-25 16.30.46Non pensavo che potesse esserci qualcosa capace di affascinarmi più dell’Alambra, ma un intero giorno da sola nei giardini dell’Alcazar dalle inaspettate sorprese, mi ha resa riflessiva e riempita di progetti per il nostro giardino naturale all’Aspra. Sono immersa nel mondo arabo da giorni e l’Andalusia mi fa comprendere com’era Palermo e come potrebbe essere adesso, se ci fosse maggiore rispetto per la nostra eredità Araba. Certo quì gli Arabi sono arrivati dopo e rimasti fino a tempi molto più recenti del primo medioevo, epoca in cui in Sicilia si avvicendarono i Normanni, inaugurando quello spirito di convivenza multirazziale e multireligiosa che per certi versi ancora contraddistingue il popolo siciliano.  La visita all’Alcazar inizia dentro un palazzo dai decori arabi con annessioni cinquecentesche, tutto al di sotto della purezza dell’Alambra. Poi inizi a perderti in una successione di giardini. Prima quelli arabi: piccoli, squadrati, circondati da muri alti, freschi e composti, popolati da agrumi, erbe aromatiche, melograni e bouganvillee. Il sottofondo è quello dello scorrere dell’acqua: piccole fontane poste al centro del giardino, o canali irrigui che scompongono a scacchiera il selciato di sassi di fiume, per irrigare gli agrumi. Questo mi ricorda il sabato dell’Aspra, giorno dedicato all’irrigazione che in Sicilia viene chiamata abbeverata. E’ molto bello questo rimando al mondo animale, quasi che la terra fosse un essere vivente, così come gli agrumi che nella vicina Bagheria vengono assetati nel mezzo dell’estate per poi essere allagati all’improvviso in modo che possano regalare una fruttificazione soverchia, quella dei verdelli. L’Aspra è vicina a Bagheria e l’unica cultura contadina è quella della coltivazione degli agrumi, così quando mio padre si insediò dovette fare riferimento a quella, per trovare acqua e manodopera. Se pensi alla Sicilia pensi agli agrumi, se pensi a Palermo pensi alla conca d’oro, dorata appunto dagli agrumi. Ma se sei un coltivatore arrivi a odiare quegli arabi che pensarono che gli agrumi stessero bene in Sicilia, bevitori insaziabili delle nostre scarse risorse irrigue. Forse gli Arabi volevano stupire e misero a dimora giardini di agrumi con lo stesso atteggiamento provocatorio con cui avrebbero potuto costruire fontane di latte materno. Invece gli agrumi sono entrati a far parte della nostra tradizione, tanto noi siciliani siamo fatti per soffrire e ci struggiamo nella cura di alberelli ingrati che a fronte dei nostri sforzi ci ripagano con un aspetto sofferente e siccagno, maturazioni difficili e parassiti perennemente in agguato. Certamente meglio contentarsi della specie bastarda, sempre ricca di arance colorate ma amarissime.

Torniamo all’abbeverata del sabato all’Aspra: per 50 anni abbiamo continuato ad abbeverare col sistema arabo che consisteva nel far arrivare da pozzi privati, una volta a settimana, un frocione d’acqua che si presentava al nostro cancello attraverso enormi condutture in terracotta, per continuare il suo cammino attraverso una struttura irrigua fatta di canali a vista, pozzetti di smistamento e grosse tubature sotterranee. Si trattava di rose, bouganvillee, pini, pelargoni o ulivi, tutte le specie venivano trattate come i limoni verdelli di Bagheria: abbeverati il sabato fino a far quasi marcire le radici e lasciate a soffrire di sete per il resto della settimana. Nessuno aveva il coraggio di mettere in discussione questa organizzazione irrigua, anche vagamente collusa, finché ho sposato un americano che conti alla mano ci ha dimostrato che contentandoci dell’acqua del comune, anche con la maggiorazione del costo delle autobotti nei mesi estivi, avremmo speso di meno e avuto un giardino più fertile. Solo la morte di mio padre ha potuto consentire l’affrancamento dall’abbeverata. Ne ha giovato il giardino e anche la nostra privacy, liberata da quegli individui con la zappa che spopolavano ad ogni ora controllandoci il territorio. La visita ai giardini dell’Alcazar mi fatto però ritornare il ricordo di quello sgorgare d’acqua dal sapore arabo portato dall’abbeverata illegale, che abbiamo soddisfatto con due fontane di pietra ad alimentazione solare. Ribellarsi si può, basta pagarne il prezzo.

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