Da qualche parte c’è il nostro posto

Panorama con vista sul mare“Andiamo a passeggiare nel giardino naturale” diceva Gino conducendo i suoi ospiti in un piccolo fazzoletto di terra, la sua più recente acquisizione, che lui aveva voluto lasciare com’era: macchia mediterranea non ancora smossa dalla zappa o devastata dal cemento. In questa sua scelta c’era anche la pigrizia: quel fazzoletto era stato acquisito per impedire che lo comprasse qualcun altro, giusto per difendere i confini, e poi Gino non era un grande giardiniere e i suoi veri interessi spaziavano fra la navigazione a vela e l’ebanisteria, per vivere invece faceva l’avvocato. Adesso il giardino naturale, e il resto di quella meraviglia che abbiamo sempre chiamato “Aspra”, è passato a una seconda e terza generazione, che per mantenerlo  si è dovuta inventare un piccolo businnes, fra prodotti agricoli e ospitalità. Perché c’è la crisi, perché il mondo cambia e perché, soprattutto, noi sposiamo totalmente la filosofia della decrescita felice. Poi ci piace affondare le mani, il vomero e la zappa, in quella terra piena di sassi e afflitta dalla salsedide e dalla siccità; per governarla, dominarla, costringerla a darci dei prodotti che lavoreremo con le nostre mani. “Il giardino naturale” descrive adesso così il nostro quarto di ettaro che in molti punti guarda il mare, in un posto chiamato “Aspra” che in realtà si chiama “Capo Zafferano” (Santa Flavia, Palermo, Sicilia, Europa). Comprato per pazzia 56 anni fa, amato come pochi posti al mondo, con una storia singolare e tanti ricordi.

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